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Perché nasce una nuova fiera d’arte contemporanea?

Vorremo poter raccontare (un)fair senza nominare pandemia e lockdown, ma la storia di (un)fair rimane molto legata alla rivoluzione che l’inizio della pandemia ha portato nelle nostre vite: letteralmente da un momento all’altro siamo passati dal presenziare a eventi e vernissage affollati, all’essere confinati tra le mura di casa nostra. Ma lasciata ormai alle spalle l’epoca della fairtigue, della FOMO, abbiamo voluto concentrare le nostre riflessioni su cosa fosse oggi, per noi, secondo la nostra personalissima soggettiva visione, e nonostante tutto, ancora necessario nel mondo dell’arte: le connessioni.

E parliamo quanto mai di connessioni invece che di relazioni, perché abbiamo preso coscienza dell’importanza di includere quella sfumatura “digitale, tecnologica”, della dimensione online e dei social, che è parte integrante delle nostre vite oggi, sicuramente più che un paio di anni fa, e a cui la parola connessioni chiaramente rimanda; connessioni che sono mancate: quelle che ci ha portato via la pandemia, quelle occasioni di incontro che abbiamo perso, quei saluti veloci, quegli incontri casuali, quelle strette di mano, che non abbiamo più avuto per diversi mesi (ormai possiamo anche parlare di anni) e che oggi stiamo cercando di riprenderci tra gomitate maldestre e mascherine da sistemare, in queste montagne russe che hanno segnato il periodo della ripartenza.

Ma vogliamo parlare anche e soprattutto di un altra tipologia di connessioni che, a dire il vero, mancano da tempi decisamente pre-pandemici: quelle tra il mondo dell’arte contemporanea e l’ormai quasi leggendario “nuovo pubblico”.

E’ da qualche anno che i report sul mercato dell’arte parlano di una nuova generazione di collezionisti, ma specialmente durante la pandemia, tra vendite tramite Instagram, nuovi marketplace, mercato NFT, è diventato evidente – a qualcuno più che ad altri – che esista un nuovo pubblico per l’arte contemporanea: un pubblico che si muove diversamente da quello che la tradizione considera di “collezionisti”, che ha esigenze, linguaggi, abitudini, obiettivi, forse anche gusti differenti, ma la stessa passione.

E’ la voglia di trovare e ritrovare uno spazio per far avvenire queste connessioni e costruirne di nuove, la base di partenza di (un)fair: connessioni tra gallerie e artisti, tra collezionisti e gallerie, tra collezionisti e artisti, tra collezionisti e collezionisti, tra pubblico e arte, tra opere e pubblico, tra opere e opere, tra quotidianità e arte.

Quindi, benvenuti nuovi collezionisti, benvenute gallerie del presente: (un)fair è la vostra fiera d’arte contemporanea.